Erasmus+ – Romania
Quando la scuola ci ha parlato della possibilità di partecipare al progetto Erasmus, ammetto che all’inizio ero molto dubbioso se provare a aderire, sapevo già quali sarebbero stati i requisiti e non credevo che sarei stato preso.
Oggi, al nostro ritorno, posso dire a voce alta e a nome di tutti che quella partenza è stata l’inizio di una delle esperienze più incredibili della nostra vita scolastica e personale. Siamo stati accompagnati dal prof. Abis e dalla prof.ssa Serra che sono stati il meglio che potevamo desiderare, anche se non li conoscevamo ci siamo subito affezionati e ci siamo legati molto grazie a questo viaggio.
La Romania ci ha accolto a braccia aperte. Abbiamo scoperto un Paese straordinario, ricco di storia, di paesaggi mozzafiato e, soprattutto, abitato da persone di una generosità e un’ospitalità disarmanti. Nelle aule della scuola e durante le attività, non abbiamo solo scambiato competenze o praticato l’inglese; abbiamo fatto amicizia, parlato e cantato assieme. Ci siamo resi conto che, nonostante le lingue diverse e qualche chilometro di distanza, i ragazzi della nostra età lì sognano, ridono e affrontano le stesse sfide nostre.

Abbiamo visitato strutture che mai avrei immaginato, il primo la miniera del sale di Slănic Prahova. Ricordo ancora a quando siamo scesi nelle profondità della miniera: trovarsi in quelle enormi stanze sotterranee, circondati da pareti di sale giganti, ci ha fatto sentire piccolissimi. O a quando abbiamo visitato la meraviglia del Castello di Peleș, che sembrava uscito direttamente da una favola, con un’eleganza, una bellezza e una storia che ci hanno incantato.


Questo viaggio mi ha cambiato. Mi ha insegnato a uscire dalla mia comfort zone, a gestire l’autonomia, a lavorare in squadra anche quando le cose non andavano come previsto e a guardare il mondo con occhi molto più aperti e curiosi. Con questo viaggio siamo partiti come otto ragazzi sconosciuti che si vedevano nei corridoi a otto amici che son legati da un’esperienza unica, che anche ora parlano, scherzano e ricordano quei giorni come parte insostituibile della loro vita. Tutt’ora capita che mi scrivo con un ragazzo rumeno conosciuto e che ci ha accompagnato per buona parte del viaggio
